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venerdì 7 maggio 2010

Il termine della Dottrina


In concomitanza con la Mostra del Fumetto di Napoli è uscito il quarto volume de "La Dottrina" (Magic Press, brossurato, 56 pp. colore, 8 euro) scritto da Alessandro Bilotta e disegnato da Carmine Di Giandomenico. Finalmente in questo modo, ad otto anni di distanza dall'uscita del terzo volume, si chiude l'arco narrativo di quella che è una storia ricca ed intensa con un albo dove ogni nodo arriva al pettine e tutto viene inquadrato sotto la luce definitiva.
Ottime le prove degli autori, con una sceneggiatura all'altezza delle aspettative e delle tavole magistrali. Avevo il dubbio che lo stacco temporale così accentuato tra il terzo ed il quarto volume si notasse eccessivamente: le esperienze e la maturazione artistica dei due autori, arricchita da otto anni di opere in più, avrebbe potuto rendere evidente uno scalino percettivo che invece, anche se esiste, non si nota o quasi.
Se avete già letto i tre albi precedenti non potete esimervi dall'acquistare questo volume, e se invece non lo avete fatto questo è il momento giusto per rimediare. Magic Press ha ristampato l'intera serie proprio per l'occasione ed è possibile quindi recuperare l'intera opera e leggerla tutta di un fiato, apprezzando così uno dei lavori più interessanti che il panorama fumettistico italiano ha prodotto da un po' di tempo a questa parte.

martedì 9 marzo 2010

Una Porta da aprire


Ci sono autori che sanno parlare di cose pesanti con un tocco leggero. Walter Chendi è uno di questi, e lo dimostra con il suo "La porta di Sion" (Edizioni BD, Cartonato, 112 pp. B/N + Colore, 12 euro), una storia ambientata a Trieste nel 1938 in pieno periodo di leggi razziali. Come altre volte Chendi narra la sua terra (è nato proprio a Trieste nel 1950) ma in questo caso la sua città è quasi un pretesto, un palcoscenico naturale e spontaneo dove ambientare i fatti.
Nel volume viene raccontata la storia di un giovane ebreo italiano, Jacob Ferrara, che si trova a dover affrontare suo malgrado un duplice viaggio: quello più visibile, il tragitto che lo porterà lontano dal suo Paese che lo allontana perché ebreo, e quello più forte, il trasformarsi da adolescente in uomo. Una storia di formazione che racconta le leggi razziali del ventennio attraverso i loro effetti, ambientata come si diceva in quella Trieste che, già sede di una delle maggiori comunità ebraiche italiane si ritrova ad essere la porta di confine attraverso la quale gli ebrei (italiani ma non solo) si allontanavano da una Patria che non li riconosceva più come suoi cittadini e si imbarcavano per lo stato di Israele, attraversando appunto quella Porta di Sion richiamata nel titolo.
La storia ci accompagna attraverso poche giornate del 1938 che si riveleranno cruciali per il giovane Jacob. Giovane Balilla, come tanti suoi amici, ma ebreo, il ragazzo si ritrova inquadrato sotto il palco dove Mussolini tiene, proprio a Trieste, il discorso che esalta le leggi razziali. In quel momento Jacob si accorge di essere diverso, nonostante la divisa, e le sue giornate trascorreranno attraverso episodi che lo convinceranno sempre più di questo. Nello stesso tempo il giovane si ritrova a vivere le sue prime pulsioni amorose, ed a conoscere quella che si rivelerà poi essere la seconda porta attraverso la quale transiterà la sua crescita.Il viaggio che Jacob si troverà ad affrontare al termine del volume lo condurrà quindi verso un destino che noi lettori comunque conosciamo già fin dall'inizio.
Nonostante il soggetto non sia propriamente facile, Chendi lo affronta con levita' e tranquillità, riuscendo a trasmettere appieno il senso drammatico di quei giorni andati (ma sono andati davvero?) e allo stesso tempo l'allegria e la gioia della crescita sentimentale di un adolescente, nonostante i tempi in cui si trova a vivere.
L'autore disegna le sue tavole ispirandosi nel tratto a quella linea chiara, morbida ed essenziale pur piena di particolari, che ricorda molto Giardino e che daltronde lo stesso Chendi ci dice essere un suo maestro. Un tratto che gli è utile per sottolineare la dolcezza con la quale racconta le sue storie, colorato solo nelle prime tavole e decorato con un buon bianco e nero nel proseguio della storia, come a voler richiamare quell'effetto temporale di immersione nel passato caro al mondo del cinema.
In sostanza ho trovato questo "La Porta di Sion" un ottimo volume. Non è di certo un capolavoro, ma è una bella storia che si fa leggere e fa riflettere. Voglio anche sottolineare il rapporto qualità/prezzo: bella carta, ottima legatura, copertina cartonata di notevole spessore e fattura, il tutto ad un costo con il quale quasi non si comprano altri fumetti meno belli e soprattutto meno curati. Un plauso anche alle Edizioni BD, quindi. Soldi ben spesi, e di questi tempi non è poco.

venerdì 19 febbraio 2010

La guerra di Ennis


Voglio segnalarvi il volume "War Stories" (Planeta De Agostini, cartonato, 480 pagine a colori, 35 €), ennesima fatica di Garth Ennis. Otto storie d'armi ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale (tranne una, sulla Guerra Civile Spagnola) che parlano nel consueto modo crudo e sanguinoso tipico di questo autore dei fatti, non veri ma sicuramente verosimili, accaduti alle persone che si trovarono a combattere su entrambi i fronti.

Disegnati da uno staff di artisti di fiducia di Ennis quali John Higgins (Hellblazer), Dave Gibbons (Watchmen), David Lloyd (V for Vendetta) e Carlos Ezquerra (Judge Dredd) i vari episodi sono stati pubblicati negli Stati Uniti dalla Vertigo in due albi da quattro storie ciascuno, mentre da noi la Planeta li ha riuniti in una unica uscita, arricchita dalle note a fine volume dello stesso Ennis.
Io li ho trovati belli, qualcuno più degli altri (la storia ambientata in Italia mi è particolarmente piaciuta), e comunque nel complesso si tratta di storie che vanno oltre la descrizione dell'atto in se ma scavano dentro i personaggi e ci mostrano la guerra per quello che è e per come viene vissuta da chi si trova a doverla subire.
Un acquisto consigliato.

martedì 12 gennaio 2010

Guerra di fantasia, ma non troppo


Grazie alle festività natalizie ed all'aumentato tempo da poter dedicare alla lettura, la torre dei leggendi si è abbassata di una buona misura. Insieme allo scampato pericolo di crollo la cosa mi ha regalato la lettura di alcuni ottimi fumetti, e tra di questi voglio segnalarvi la serie DMZ, pubblicata negli States dalla DC Comics sotto l'etichetta "adulta" Vertigo, e distribuita in Italia dalla Planeta De Agostini.
DMZ sta per "Demilitarized Zone", ossia una sorta di terra di nessuno.
Brian Wood immagina in questo fumetto che gli Stati Uniti siano alle prese con la seconda Guerra Civile, esplosa tra il governo e una nutrita parte della popolazione, coalizzatasi contro i propri governanti accusati di aver trascurato la propria Nazione per tener dietro alle guerre ed ai conseguenti affari economici che come "poliziotti del mondo" hanno perseguito un po' ovunque. Conseguenza di questa situazione è una vera e propria guerra civile, che nel fumetto viene ambientata in una Manhattan trasformata in una zona di guerra che vede opporsi le due fazioni in una lotta senza esclusione di colpi, un susseguirsi di azioni e reazioni feroci e sanguinose.
In un racconto che dietro la guerra di fantasia cela neanche troppo velatamente i conflitti sociali e le tensioni realmente palpabili negli States di oggi, la scelta di ambientare il tutto in una Manhattan trasformata in una unica Ground Zero è fortemente evocativa del crollo della certezza dell'intoccabilità che aveva cullato gli USA per tanto tempo, ma che qui trasforma il nemico da esterno alla nazione in una parte della stessa, accecata dal profitto e dalla bramosia di potere.
La contrapposizione tra gli Stati Uniti d'America e gli Stati Liberi d'America è descritta da un giornalista free-lance che ha scelto di vivere il suo personale Ground Zero per poter raccontare la verità. E questa è un altra delle chiavi di lettura dell'opera, quella della richiesta pressante di un giornalismo come mezzo per la testimonianza della verità, con il giornalista non schierato ma assolutamente fedele nella descrizione dell'avvenimento accaduto. E i protagonisti di questo fumetto che si muovono sullo sfondo di una guerra di fantasia rappresentando i problemi reali di una nazione tra obblighi morali, ricerca del profitto e ragioni di Stato sono la testimonianza e la denuncia dei problemi quotidiani che gli Stati Uniti rischiano di perdere di vista, correndo il rischio di ritrovarsi un giorno davanti ad una situazione non troppo lontana da quella narrata, anche se magari esplicitata in modo diverso. Devo dire che tra l'altro trovo tristemente deprimente il parallelismo tra molte delle denuncie qui descritte verso la società americana e la situazione di casa nostra, a testimonianza che da una parte tutto il mondo è paese, e dall'altra che un certo modo di fare politica e perseguire un modello economico e sociale comporta gli stessi rischi, in qualsiasi nazione si pongano in essere.
Efficacemente illustrata dai disegni dell'italianissimo Riccardo Burchielli la serie è arrivata attualmente in Italia al sesto numero (ogni fascicolo raccoglie un ciclo di storie pubblicate negli States), e la tesione narrativa è sempre alta, senza tentennamenti, sempre efficace e interessante.
Il mio consiglio è di procurarsi i fumetti e trovare un po' di tempo per leggerli, e un altro poco di tempo per rifletterci su.

venerdì 11 dicembre 2009

I danni della Satrapi


Persepolis, di Marjane Satrapi, è stato pubblicato oramai da un po' di tempo ed ha avuto modo di diventare un must per il fumetto, ritagliandosi un posto meritato tra quelle opere che dicono qualcosa di nuovo, o perlomeno lo fanno in modo nuovo o originale. Tale è stato il successo che la storia è diventata anche un film animato, ed è stata riproposta più volte in collane, in nuove edizioni, cartonata, brossurata e così via, una sorta di miniera d'oro in questo italico sparuto paesaggio fumettistico.
Poi è nel novero delle cose che quando una strada porta ad una miniera d'oro venga percorsa da molti, ma se tra i molti non c'è la scintilla è difficile che quello che nella miniera si trova differisca da un banale scimmiottamento.
E' il caso, purotroppo, di "La mia circoncisione" di Riad Sattouf (Comma 22, cartonato, 104 pagine a colori, 14 euro). La base della storia è semplice: le impressioni di un ragazzino siriano alla vigilia della sua circoncisione, vissuta con l'animo del bimbo uguale a quello degli altri bimbi di qualsiasi luogo del mondo ma che si trova a vivere nella Siria dell'antisemitismo e della scuola omologatrice, tra genitori infastiditi e miti occidentali vissuti attraverso il filtro del Medio Oriente. Ed in questo c'era già un ottimo presupposto per poter narrare qualcosa di interessante e illuminante per le nostre menti occidentali, di fanciulli cresciuti senza paura di avere un pezzo di pisello tagliato, in un sistema che per le nostre conoscenze è il migliore possibile. Sattouf, come la Satrapi, narra la propria esperienza di vita quotidiana attraverso vignette semplici e dal tratto infantile, senza una costruzione organica della tavola, quasi fossero appunti presi dal protagonista nello stesso momento narrato. E a mio giudizio il confronto con l'opera della Satrapi si ferma qui.
Il racconto de "La mia circoncisione" ci fa purtroppo solo sfiorare una vita quotidiana vissuta insieme ai suoi coetanei nel mito del Conan di Schwarzenegger, alla ricerca della way of life di cimmeriano stampo, che si scontra con i genitori inesistenti, con un sistema scolastico omologativo e repressivo, con un antisemitismo viscerale e assoluto.
Tanto in Persepolis la levità del tratto e della narrazione erano sottolineatura della gravità del narrato, creando un contrasto brutale e per questo efficace, quanto in questo fumetto danno invece una idea di carezza (non affettuosa, ma neanche graffiata) ai ricordi dell'autore. Manca una discesa in profondità in quello che è descritto, manca il senso dello stupore che invece poteva e doveva esserci davanti all'idea di ciò che i fanciulli vivono nella storia e che resta appunto semplicemente un'idea e non colpisce, non scava nelle nostre menti, non si radica nei ricordi.
In questo modo "La mia circoncisione" resta un piccolo esercizio di stile, l'ennesimo nato sulla scia del lavoro della Satrapi e che per l'ennesima volta non funziona: del libro alla fine resterà solo l'immagine di ragazzini che pensano ai propri piselli a forma di proboscide di elefante o di fungo.
Probabilmente quando la vetta della montagna è troppo alta occorre uno scalatore dalle capacità fuori dal comune per raggiungerla e magari superarla, spostando un po' più in alto la cima. In questo caso il danno di Marjane è stato quello di aver posto la quota troppo in alto, e fino ad oggi gli scalatori si sono rivelati normali, fermandosi al campo base.

venerdì 27 novembre 2009

The Boys - I Ragazzi di Ennis



Dire Garth Ennis e pensare ad un certo stile fumettistico è tutt'uno. Il modo insieme violento e divertente, fortemente connotato da pesanti riferimenti sessuali ed allo stesso tempo quasi puro di raccontare a cui questo autore ci ha abituato nel tempo, con personaggi e serie oramai di culto come The Preacher, Hitman e The Punisher si ripresenta ancora una volta, puntuale, con la collana The Boys.
Grazie anche alle splendide matite di Darick Robertson (quello di Transmetropolitan, per restare in tema di grandi fumetti), Ennis ci trasporta in un mondo in cui esistono persone dotate di superpoteri, ma che non sono casti e puri come normalmente siamo abituati a leggerli. Come ogni uomo di questa terra, anche loro sono vittime delle loro pulsioni e corruzioni, e dietro la facciata pulita spesso si nascondono individui abietti e gretti. L'idea di Ennis è quella di far controllare i controllori da un gruppo di persone che vigilino per evitare esagerazioni. Questi sono appunto The Boys, un insieme di individui particolarissimi che formano una squadra segreta alle dipendenze della CIA.
La serie, inzialmente pubblicata negli Stati Uniti dalla Wildstorm, fu bloccata al sesto numero a causa dei contenuti, ritenuti non adatti alla linea editoriale della DC Comics, casa editrice della quale la Wildstorm fa parte. Successivamente Ennis si accordò con la DC per poter continuare la pubblicazione con un altro editore, e così la serie ha potuto continuare a vedere la luce grazie alla Dynamite Entertainment, ed anche grazie alla DC Comics che ha concesso a Robertson una deroga al contratto di esclusiva che lo lega a loro per poter continuare a disegnare The Boys.
Attualmente pubblicati in Italia da Panini nella collana "Collezione 100% Cult Comics", The Boys è arrivata alla quarta uscita, ossia al numero 18 della serie regolare. Secondo dichiarazioni dello stesso Ennis, i numeri del ciclo dovrebbero essere circa settanta.
Lo spirito di Ennis traspare in ogni battuta, in ogni personaggio che si muove in questo mondo supereroistico ma adulto, dove nessun buono è buono fino in fondo e chiunque ha un segreto da nascondere. Negli USA la serie ha raggiunto un discreto successo, tanto che nel 2008 si è parlato di una possibile trasposizione sul grande schermo da parte della Columbia Pictures, seguendo la moda che oramai rende quasi obbligatoria il passaggio cinematografico per gli eroi dei fumetti.
I quattro fascicoli pubblicati in Italia dalla Panini dovrebbero essere tutti rintracciabili sul mercato, ed è comunque prevista la riproposizione dei numeri 2, 3 e 4 entro febbraio 2010, quando uscirà il quinto albo della serie. Se vi sono piaciuti The Preacher o Punisher, il mio consiglio è di procurarseli per tempo così da leggere la serie tutta di un fiato, per avere in scaffale una bella storia divertente e ricca di trovate, che diverrà nel tempo un altro piccolo classico "alla Ennis".

venerdì 13 novembre 2009

Magneto - Testamento


Uscito un po' in sordina alla fine del mese di ottobre, giusto in tempo per Lucca, questa ennesima opera Marvel che vede alle matite il nostro Carmine Di Giandomenico (sulla sceneggiatura di Greg Park coadiuvato da Simons Warren) è a mio giudizio uno dei migliori 100% Marvel pubblicati quest'anno, e probabilmente anche da qualche tempo più in la.
"X-Men: Magneto - Testamento" (Panini Comics, collezione 100% Marvel, 128 pp. 12,00€) narra le origini di Magneto quando era ancora Max Eisenhardt, un piccolo ragazzo ebreo che cresceva con la propria famiglia nella Germania nazista. Pur parlando di uno dei principali mutanti della galassia X, la particolarità della narrazione è proprio quella di non mostrarci un mutante, ma in realtà un diverso. Diverso perché ebreo tra gli ariani, e non perché un gene mutante gli pemette di fare cose che agli umani sono negate. Umano come gli altri viene perseguitato ed oppresso fino alle più tragiche conseguenze perché qualcuno aveva deciso che umano non era. E' in questa esperienza tragica e assoluta che Park fa germogliare in colui che diverrà Magneto il disprezzo e l'odio per il genere umano, e che lo porterà a divenire il personaggio che tutti conosciamo. La storia si dipana dal 1935 al 1945 tra Berlino, Varsavia e Auschwitz, in una atmosfera pesante di odio e amicizie tradite, di grettezza e altruismo che rendono la storia funzionante, peraltro inserita perfettamente nel contesto storico reale grazie alla collaborazione con l'istituto Wiesenthal ed alle numerose e dettagliate ricerche storiche effettuate dagli autori.
I disegni di Di Giandomenico, qui in uno stato di grazia, rendono perfettamente nel tratto e nei colori la drammaticità della storia. Il senso di claustrofobica inermità dei personaggi è reso al massimo nella scansione regolare delle vignette, senza sbordature ne sovrapposizioni così da comunicare il rigido evolversi delle cose, impossibilitato a sfuggire ad un destino che sembra scritto e ineluttabile. Le inquadrature drammatiche, gli spledidi colori monocordi e polverosi, i testi così aderenti ad una realtà che purtoppo conosciamo bene funzionano all'unisono in modo perfetto per rendere la tensione della storia vibrante e senza soluzione di continuità fino all'ultima tavola. Una volta preso in mano il volume sarà difficile posarlo senza essere arrivati alla fine di questa storia struggente.
Un'opera che deve essere letta e riposta nei propri scaffali, da riprendere di tanto in tanto e rileggere. E magari da far leggere a qualche ragazzo al posto di testi scolastici un po' barbosi, in un periodo di revisionismo storico che fa capolino grazie all'allontanarsi dei giorni tristi, ed al disperdersi della memoria. Se il fumetto può servire anche a questo, ben venga.

martedì 10 novembre 2009

Le X-(wo)Men di Manara e Claremont


Ossia Quando due Maestri si incontrano producono... un flop.
Annunciato come l'Evento dell'anno sull'ultimo numero di Anteprima, il fumetto (X-MEN - RAGAZZE IN FUGA, Panini Comics, 68 pp. 12,00 €) scritto da Claremont e disegnato da Manara è finalmente arrivato sugli scaffali delle fumetterie, in una elengante veste cartonata di grande formato. 48 pagine in bianco e nero (l'edizione a colori è prevista per il 2010) con un insieme di redazionali che servono a magnificare il tutto.
Essendo io un grande fan di Milo, e un discreto appassionato di supereroistica (nonché facile a cedere alle grazie muliebri), affascinato dal disegno in copertina mi sono appropriato di una copia dell'evento, e l'ho posto in cima alla pila dei leggendi.
Risultato... mediocre. La storia, scritta da Claremont espressamente per le possibilità grafiche di Manara, si poggia su un plot farinoso, un'avventura riservata alle sole componenti femminili degli X-Men dove queste perdono i poteri, e devono cavarsela con le sole forze fisiche e l'intelligenza. Il meccanismo purtroppo non gira, molte cose non si capiscono o sono forzatamente piegate alla bisogna, e certi personaggi sono davvero poco credibili.
Per la parte grafica poi, che è la vera molla commerciale dell'operazione, ho sentimenti contrastanti. Adoro il segno grafico di Manara, trovo che abbia un modo di disegnare che rende sensuale anche una facciata di una palazzina di alloggi popolari, e anche in quest'albo non si smentisce. Le protagoniste sono sensualissime, in ogni vignetta sembrano sfilare, danzare, giocare a sedurre o a sedursi. Molte pose danno proprio l'idea di rapporti tra le protagoniste che vanno oltre l'amicizia ed il cameratismo. E in un fumetto erotico ci sarebbe stato benissimo, ma in un albo così? sembra che Miele e le altre eroine manariane siano state trasportate di peso in quelle tavole, tanto nei tratti somatici che nelle pose e situazioni.
E' strana questa sensazione contrastante data dal piacere del tratto di Milo, sicuramente splendido, e il riconoscere che con quella storia non c'entra nulla. Avrei preferito ad esempio che si fosse raccontato della vita privata delle eroine, magari. Di qualche avventura amorosa vissuta dietro le quinte dell'Istituto Xavier, o qualsiasi altra cosa, ma così non funzionano.
Insomma, un albo che può essere preso per completezza della collezione, o per godere comunque dei disegni di un Manara sicuramente in forma, o per la curiosità di capire come si possa fare flop pur essendo dei maestri riconosciuti nei propri settori.
Se si vuole comprare per godersi una storia, il mio consiglio è di spendere quei soldi in modo diverso. Ad esempio comprando Atomic Robo, sicuramente più valido, divertente e fresco.
Il dramma è che io già lo so che nel 2010 comprerò anche la versione a colori... ebbene si, lo ammetto, le donnine di Manara sono più forti del mio senso critico...